Diario di un'italiana d'Africa

Coppie miste. Immigrazione. Islam…effetti collaterali!

Relazione complicata

La verità è che l’Africa ci piace perché è così. Povera. Disordinata. Tragica. Inconcludente. Malata. È così che ce la propongono. È così che vogliamo vederla. Sempre. Che senso avrebbe un’Africa che non ha bisogno di noi? Un africano che non ha fame o che ha studiato più di noi? Ci confonderebbe. Noi siamo ricchi ed evoluti. Siamo buoni e altruisti perché cerchiamo di aiutarli. Adottiamo i bambini a distanza e ci piacciono tanto i negretti. Siamo aperti e solidali, abbiamo tanti amici africani. Diciamoci la verità. Vogliamo che tutto resti così. Ci piacerebbe ancora l’Africa se fosse piena di cemento come l’Europa? Ci emozionerebbe ancora un’Africa evoluta e stressata? E loro ci accoglierebbero con la stessa benevolenza e gli stessi sorrisi sinceri se non avessero più bisogno di noi? Ci cercherebbero come fanno oggi se vivessero come noi e non desiderassero ciò che noi abbiamo? Ciò che noi rappresentiamo nel loro immaginario? Qualcuno ci odierebbe di meno, qualcuno ci ignorerebbe con più facilità. Tutto diverso. Tutto senza magia. Ammesso che oggi ce ne sia in questo tormentato e vizioso rapporto. Perché siamo ciò che siamo? E perché loro non lo sono? Perché nonostante tutto c’è una strana voce che ci ricorda sempre gli uni agli altri? In qualche modo ci apparteniamo, ci cerchiamo, ci odiamo e ci amiamo di un sentimento forte e contraddittorio. Chi ama l’Africa si tormenta e lavora affinchè possa migliorare, crescere, superare decenni di arretratezza. Per ovviare ad una condizione che ad altri fa comodo. Chi sono? A chi fa comodo l’Africa di oggi? A chi piace sapere che c’è così com’è? Chi è disposto a perdere per sempre la magia a costo dell’uguaglianza di fatto? Chi è pronto a collaborare alla pari? A confrontarsi onestamente con la cultura e i valori degli africani senza catalogarli neanche per un attimo sotto la voce “selvaggi”? il sogno è finito. L’Africa di domani è già qui. Ci voglio credere. La voglio migliore, tenace, orgogliosa. Anche a costo di perderla.

Sans papiers

Gioco di ruolo. Oggi sono clandestina. Sono già criminale per il solo fatto di camminare sul suolo italiano. Non posso fare niente di tutto ciò che, con facilità e abitudine, faccio ogni giorno. Sono partita con un visto turistico da un paese africano, dopo tre mesi di soggiorno sono diventata irregolare, ho un lavoro ma non potrei lavorare, ho una casa ma non devo averla , ho dei soldi ma non posso avere un conto bancario, non posso avere un auto perché non potrei intestarmi un’assicurazione. Ne’ un motorino. Non posso viaggiare. Non posso tornare a casa se non per sempre. Non posso regolarizzarmi perché in questo momento la legge non lo prevede. Non posso comprare a rate, non posso avere prestiti, non posso intestarmi bollette e qualsiasi altro tipo di pagamento. Non posso fare la raccolta punti della benzina, né l’abbonamento degli autobus, non dichiaro i miei guadagni, non pago le tasse. Tutto ciò che la legge mi permette di fare è ciò che la legge non prevede. Sono un clandestino e tutto ciò che riesco a fare è per forza, inesorabilmente di natura illegale. Allora. Come ci sono arrivata a questo punto? Come ne esco? La disperazione che incontrerei al mio paese mi trattiene qui, nonostante tutto. In qualche modo devo andare avanti. Se non posso muovermi nella legalità dovrò farlo inevitabilmente nella illegalità. Non esisto nel bene. Non esisto nel male. Non è una giustificazione per chi delinque, le pene in Italia, anzi, dovrebbero essere più incisive. Il sistema non funziona. Non è accettabile che non si trovi un modo per dare dignità a chi contribuisce alla crescita e allo sviluppo del nostro paese ed è fuori da ogni dubbio che non possiamo accogliere chi arriva sulle nostre coste come stiamo facendo oggi. Li parcheggiamo, li riaccompagniamo a casa ma non è la loro, li mandiamo via, gli diamo il permesso di girare in Europa, scappano, si nascondono, sopravvivono e cadono irrimediabilmente nelle pieghe più tristi e terribili delle nostre realtà italiane. Non sempre è così, certo. Ma ci vuole disciplina. L’accoglienza è bene, è giusta, è nella natura umana ma vuol dire dignità. Accogliere non è pietà, non è buonismo. Bisogna sapere cosa si ha da offrire e sfruttarlo al meglio. Condividere. Rispettare. Integrare. Ci barcameniamo tra la nostra fama di fannulloni dal cuore tenero e la voglia di essere duri e intransigenti per ovviare alla decadenza che ci sta seppellendo. Niente panico. Solo buon senso applicato alle leggi. Forse.

Io non sono razzista ?

“Io non sono razzista, per carità. Però meglio ai figli altrui che ai miei”. E’ la frase di una distinta signora del mio paese che ha commentato con queste parole il mio fidanzamento con un ragazzo di colore che oggi è mio marito nonché padre dei miei figli. Tragedie del genere nessuno se le augura per i propri figli. Il commento è avvenuto alla mia presenza e dialogando con mio padre. La signora, considerata la sua sincerità, deve sicuramente essere convinta di essere intelligente, aperta e fortemente antirazzista. Triste. Sono queste le persone che rendono impossibile cambiare il mondo e non coloro che si manifestano per ciò che sono, schierati di qua o al di là della barricata. Chiaramente amici o nemici. Questi schieramenti tuttavia mi fanno nascere dei terribili dubbi. Questa signora è davvero razzista? E io sono profondamente antirazzista? Il senso profondo dell’antirazzismo non è più riferito esclusivamente alle razze, esserlo veramente vuol dire accettare incondizionatamente la natura e le scelte altrui. Chi sa farlo davvero? Per chi è indifferente avere un figlio o un marito neri? E’ uguale avere un marito musulmano o cattolico? E’ indifferente un figlio gay o etero? Diversamente abile o non? Ricco o povero? E’ davvero la stessa cosa? E dobbiamo sinceramente sentirci in colpa se qualcuna di queste categorie fa la differenza nelle nostre vite?  Tutti ci sentiamo buoni o almeno convinti della purezza delle nostre scelte e sentimenti ma quando arriva la prova della vita…cominciamo a rivalutare, mettere in discussione passato e presente, i confini tra buoni e cattivi si sgretolano e non riusciamo più a vedere chiara la nostra collocazione. Siamo malvagi se vogliamo facilitarci e facilitare ai nostri cari la strada su questo mondo? Se tutti lo facessero non ci sarebbe più giustizia e lotta per i diritti di tutti ma è altrettanto vero che non tutti sono in grado di farlo, non tutti hanno le capacità e la sensibilità per scegliere il percorso giusto ma più tormentato. E chi sono questi ultimi? I furbi? I vigliacchi? I razzisti? O siamo tutti eroi?

I talebani in casa

Sono una sconsiderata. Sposarmi con un talebano senza minimamente preoccuparmi del mio futuro e della mia vita. Quando ho deciso di sposare un bel musulmano praticante e nero c’è stato un po’ di panico in famiglia e nel piccolo paese di tremila abitanti di cui sono originaria. Laggiù l’Islam è ancora un mistero irrisolto. I musulmani sono telebani, africani e magrebini sono semplicemente tutti marocchini, pochi pensano che gli stranieri possano parlare e capire l’italiano e perciò ci ostiniamo ad usare tutti i verbi all’infinito sperando che possano comprendere più facilmente. Se una giovane donna italiana e di bella presenza decide una cosa del genere c’è qualcosa che non va. Di solito le opzioni sono due: nessun bianco l’ha voluta o è semplicemente una donna di facili costumi (!?!). In entrambe le categorie mi ci hanno fatto rientrare senza pudore o vergogna per la tesi che stavano portando avanti. Non si tratta solo di semplici conoscenti ma di membri del mio stretto nucleo familiare. Spalle larghe e vado avanti. Per molte persone è tanto più bello e semplice fidanzarsi con un bravo ragazzo del proprio paese, aspettare dieci anni e poi sposarsi ma, in questo caso, a me non torna qualcosa. Possibile che il destino sia così buono con noi che ci fa trovare la nostra anima gemella proprio alla porta accanto? Questa mi sembra davvero una strana coincidenza. La mia storia è vissuta, tormentata, piena di insegnamenti ed emozioni forti, combattuta come una vera battaglia per la vita, dubito che chi si sente così pronto a giudicare abbia mai provato a capire cosa significhi lottare per ciò che si ritiene giusto, che si ama. Il talebano che ho sposato si è rivelato una piacevole sorpresa per me e per la mia famiglia, un modo per cominciare a riflettere sulle nostre convinzioni più forti. Se l’informazione si ostina a produrre e pubblicizzare la faccia più terribile dell’Islam facendola passare per quella ufficiale, io sono qui per dimostrare il contrario. L’Islam non è intolleranza, non è burqa, non è violenza domestica, non è maschilismo sfrenato, non è odio verso l’occidente, non è schiavitù delle donne…è l’esatto opposto. L’Islam ha milioni di sfaccettature ma ci ostiniamo a vedere quelle più terribili, sposare un musulmano non sempre vuol dire un matrimonio violento e un divorzio con rischio rapimento figli. Certo fa più notizia ma non mi sento di affermare che i matrimoni tra italiani, tra bianchi o cattolici abbiano un destino molto più felice. La variabile rilevante non è l’Islam, è semplicemente il buon senso, l’amore, la solidarietà, l’apertura verso l’altro. La tolleranza.

Figli o negri

A volte mi distraggo. Quando torno in me. Forse fuori di me. Mi rendo conto che ho dei figli “negri”. Certe frasi, alcune domande tanto ingenue quanto paradossali mi riportano qui, in questo nostro piccolo mondo provinciale, ipocrita e troppo spesso ignorante.  Nella mia voglia di maternita’ non pensavo al mondo che avrebbe ospitato i miei figli. Volendo essere ottimista potrei dire che avendo toccato il fondo, ora puo’  solo risalire. Venire al mondo  e’ sempre un’incognita, uno strano intreccio di circostanze favorevoli o contrarie, una matassa di eventi e occasioni che ci favoriranno a volte e che ci tormenteranno altre volte. Di sicuro so che i miei figli, se continueranno a vivere in Italia, non passeranno mai inosservati, nel bene e nel male. Se sbaglieranno i loro errori verranno calcolati il doppio, se eccelleranno qualcuno si sorprendera’ eccessivamente, se saranno “normali”…non lo saranno abbastanza. Conformismo e normalita’ non sono mai stati perseguiti al meglio da me dunque non mi spaventa che possano essere percepiti come diversi ma solo la fatica che, probabilmente,  dovranno fare per ottenere qualcosa che a qualcun altro spetta automaticamente. Forse non mi spaventa neanche questo. Il dolore, le ingiustizie, la possibilita’ di crescere non dando niente per scontato sono solo un’opportunita’, un’occasione per riflettere, un modo per tenere attiva quella parte della nostra mente che riconosce il giusto e l’ingiusto e che a volte confonde quest’ultimo con l’ ordinario, l’abitudine. Se accade non è detto che sia giusto. I  miei figli non dovranno sforzarsi, lottare e ribellarsi per avere la possibilita’ di scoprire cio’ che accade altrove. La loro casa è altrove, la loro famiglia e’ gia’ altro, loro sono gia’ uno splendido connubio di due mondi che si sono incontrati, scontrati e amati finalmente per cio’ che sono. Purtroppo per molti questo incontro è paragonato ad una sciagura, una triste circostanza cui non sono riuscita a sottrarmi. Pensare che affermare questa mia scelta e’ stata la battaglia piu’ dura. Perdurante e infinita.

Semplice

Eppure è semplice. Basta seguire la natura. Basta accettare le sfumature. Basta riconoscere agli altri ciò che spetta di diritto a noi. Basta essere curiosi. La voglia di conoscere e riconoscere ci spinge inevitabilmente a dover legittimare anche ciò che è altro da noi. Perché riconosciamo come migliore sempre solo ciò che da noi è collaudato e accettato a priori? Perché tutta questa gente che arriva ci fa paura? Perche sono così diversi da noi? Il colore? La preghiera? La poligamia? La povertà? Mi sforzo ma non trovo giustificazione al terrore, alla rabbia. Al disprezzo. Nella mia ingenuità continuo a chiedermi come mai non abbiamo tutti la stessa voglia di confrontarci con loro e di sfruttare questa occasione per aprire la mente, sbloccarci, dare un calcio a questa società piatta e conformista, spesso provinciale. In fondo in Europa e in America fino a pochi decenni fa eravamo noi i negri da sbattere fuori. L’abbiamo già rimosso. Eppure quel ricordo è ancora vivo in molti emigrati italiani. Analfabeti, sporchi, prepotenti, violenti, accompagnati sempre da quel pesante puzzo di aglio che ci contraddistingueva. E poi quelle strane manifestazioni pseudo-religiose, pagane che i paesi di accoglienza facevano fatica ad accettare. Si tratta solo di pochi decenni fa e oggi in molti posti non siamo ancora benevolmente accettati, qualcuno dovrebbe documentarsi, sentire la rabbia montare violentemente dentro scoprendo il trattamento brutale e degradante che ci è stato riservato e poi provare a pensare se abbiamo davvero voglia di riproporlo a qualcuno, oggi. Non sono buonista, non sono comunista. Forse solo pigra per impegnarsi ad odiare e disprezzare, è tanto più semplice lasciarsi coinvolgere dagli eventi e dagli incontri. E’ tanto più umano accettarsi, scoprirsi, mettersi in discussione e non cercare a tutti i costi un nemico…anche se a volte è davvero troppo facile identificarlo in quel potente che controlla la nostra vita quotidiana. Mi guardo intorno e mi piacerebbe vedere anche fuori i colori e il sorriso della mia famiglia “islamica”…

 

Salam aleikum

SALAM ALEIKUM

 

Trentuno anni, precaria, terrona emigrante, moglie e madre di musulmani dichiarati e praticanti. Il mio punto di vista è quello di un’indignata a tratti felice, di una trasgressiva a tratti provinciale, di una precaria stabile, di una femminista ma non troppo, di una giovane per certe cose troppo vecchia, di un italiana col cuore altrove, di una meridionale con molte riserve verso la sua terra, residenza ufficiale al nord con disagi e amarezze erranti.

Troppe volte abbocchiamo facilmente alle realtà terribili, ingiuste e paradossali che ci raccontano. L’Islam, i musulmani, i meridionali, la lega nord, l’Africa, Berlusconi e l’Italia. Niente è come appare. Non c’è nemico, non abbiamo veri amici. Raccontiamoci la nostra storia, cerchiamo conferme, coltiviamo dubbi sempre e comunque. Tutto sarà più chiaro.

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