Diario di un'italiana d'Africa

Coppie miste. Immigrazione. Islam…effetti collaterali!

Anche i negri bevono caffè.

L’Italia non è un paese per stranieri. In effetti neanche per vecchi. A pensarci bene neanche i giovani ci stanno molto bene. In realtà si ribellano anche insegnanti, operai e studenti.

Non posso e non ritengo opportuno addentrarmi nel merito delle scelte politiche quanto a welfare e flussi migratori. Una cosa è certa: nessun rappresentante politico oggi è in grado di proporsi come guida riconosciuta e affidabile, tanto meno come esempio di rigore, legalità e buon senso. Se ci fosse un segnale dall’alto forse non saremmo tutti costretti ad abbandonarci a idee inconcludenti e istinti primordiali privi di quella razionalità minima che dovrebbe renderci migliori delle bestie. Se non fossimo in balia di una cultura vecchia e fallimentare radicata al qui ed ora, senza prospettive di tempo e spazio, se solo fossimo meno guardinghi e più recettivi. Se solo fossimo diversi. Sarebbe così facile essere migliori.

Se fossimo abituati a non considerarci la regola, la normalità. Noi bianchi. Noi italiani. Noi cattolici. Noi democratici. Se non siamo noi è solo altro. Diverso da noi, diverso e basta. Un popolo insoddisfatto o si ribella o finirà solo per cercare un capro espiatorio. Purtroppo gli italiani sembrano eccessivamente pigri per alzarsi, ribellarsi, ragionare. Tanti discorsi, certo. Nient’altro.

In effetti siamo brava gente, non ci piace fare del male a nessuno. Solo a quelli che lo meritano. E qui tutto diventa relativo. Questi stranieri che continuano ad arrivare nel nostro paese…noi non siamo razzisti però…effettivamente cosa vogliono? Chi sono? Dove pensano di andare a lavorare? Chi non sa dare la risposta giusta a queste domande non ha neanche il diritto di porsi certi interrogativi, non ha coscienza del mondo in cui vive, non ha compreso il sistema perverso che ci sta ingoiando inermi. Tralasciando le politiche migratorie vergognosamente fallimentari di questi anni, tralasciando la questione ridicola del velo che non è burqa, dei musulmani che non sono talebani, degli africani che sono neri e non negri…io mi chiedo solo: perché abbiamo bisogno sempre di incasellare eventi e soprattutto persone nei luoghi sicuri delle nostre menti? Non ci accorgiamo che sbagliamo sempre posto? Non riusciamo più a trovare niente e niente è dove lo avevamo lasciato. In effetti mi sto illudendo se con poche parole spero di migliorare l’ordine mentale degli abitanti di una città come Tivoli, per esempio. Una città in cui essere nero non è facile. Una città in cui la semplicità dei valori ci fa ritenere che non ne esistano altri se non i nostri. Una città in cui un uomo di colore a passeggio con i figli piccoli si avvicina all’entrata di un negozio per seguire i primi passi incerti del suo piccolo e dall’interno gli viene gridato: “Non ho niente! Non ho moneta!”. Cosa altro potrebbe fare in un negozio un uomo di colore? E perché questo stesso uomo se la prende tanto se camminando in piazza una voce si alza all’interno di una scolaresca di dodicenni in gita: “ Negro! Negro?”. Perché quando vuole regalare il suo ticket del parcheggio non ancora scaduto ad una giovane donna questa si rivolge in malo modo convinta di essere alle prese con il solito poveraccio che chiede elemosina? Perché entrando in un ufficio del comune dopo aver seguito le indicazioni di un impiegato si trova faccia a faccia con un secondo impiegato che imprecando ad alta voce lo insulta intimandogli di uscire immediatamente? Loro stanno parlando, come si è permesso di entrare? Perché non riesce a sottrarsi agli sguardi indagatori? Perché cercando casa non può aspirare ad una sistemazione dignitosa ma viene platealmente privato della scelta libera riservata a tutti gli altri? Tanto questi stranieri vivono in dieci in una stanza, rovinano l’arredamento e l’estetica dei condomini. Neanche il rito più banale e diffuso in Italia riesce a passare inosservato a Tivoli se il protagonista è un uomo di colore. Sorseggiando il suo caffè, al bar, da solo, qualcuno si sente autorizzato a fare la sua battutina all’italiana:” Adesso anche i negri bevono caffè?!?”. Perché siamo così disinibiti verso gli stranieri e tanto spudoratamente riverenti verso italiani che non meriterebbero neanche di essere chiamati tali? E’ la nostra debolezza, la nostra vergogna, l’incapacità di dare alle cose e alle persone il giusto valore. Quel brutto morbo detto pigrizia mentale, quello che non ci permette di rimetterci in discussione e rivalutarci in funzione e in rapporto agli altri.

So che qualcuno penserà che sia superfluo e inopportuno preoccuparsi di certe questioni in un momento così difficile per gli italiani. Già. Ma quest’uomo è italiano. Se anche non lo fosse poco cambierebbe. Non bisogna legiferare limitandosi all’idea del mondo che custodiamo nella mente e nei ricordi ma semplicemente guardandoci intorno. Il mondo è cambiato, anche l’Italia. Prima o poi toccherà anche a noi farlo. Basterebbe confrontarci con le nostre paure, informarci di più, considerare scontate meno cose. Convincerci che fuori di qui anche noi siamo “altro”. Non ci piacerebbe essere ospitati da noi stessi.

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Un pensiero su “Anche i negri bevono caffè.

  1. Bellissimo articolo (tolta la frase ‘..migliori delle bestie’ dato che ormai mi pare che la scienza si sia resa conto sebbene tardissimo che anche nel mondo animale ci sono i sentimenti). Veramente bello e ben scritto. Io ho vissuto realtivamente poco in Italia, meno di metà dei miei anni, però ricordo che quando ero piccola gli immigrati erano rarissimi e per me il razzismo verso il nero (anche a me capita di dire negro perché in spagnolo, cioè nella lingua che parlo qui dove vivo, è solo un colore e non ha nulla di negativo e questo mi fa pensare a quello che sto per dire qui di seguito, negro infatti è una parola che in Italia è arrivata con certi films) era qualcosa che si vedeva nei films americani. Mi son resa conto che sbagliavo quando sono andata a stare in Sud America ed ho visto i quartieri italiani che proibivano l’entrata a chiunque non fosse delle famiglie di condomini dei palazzi del quartiere e dove le persone scure di pelle erano solo gli addetti alle pulizie. Son rimasta di stucco, non potevo credere alle parole di razzismo che ascoltavo in quelle famiglie di origine italiana. Ho avuto i miei problemi opponendomi a questo atteggiamento, problemi seri, ma non mi son fatta intimorire, ho protestato sulla porta delle discoteche gestite da italiani che non facevano entrare il mio compagno color caffè, una volta mi è stato persino regalato un cane dobermann addestrato in italiano apposta per aggredire chiunque non fosse bianco e che invece stando con me si comportava benissimo con tutti… Ma se raccontavo queste cose a chi viveva in Italia vedevo che non venivo creduta facilmente, avevamo ed abbiamo ancora in mente lo stereotipo dell’italiano buono, dell’immigrante che suona il mandolino con un sorriso, addirittura del soldato buono. Ed io dicevo ‘vi sveglierete, vedrete che non siamo immuni dal razzismo e non possiamo ritenerci superiori agli americani’ e poi è successo, gli stranieri sono arrivati e li abbiamo giudicati senza conoscerli. Abbiamo lì la possibilità di informarci di persona su altre culture e non lo facciamo, ci teniamo le bugie che il nostro cervello riesce ad accettare dalla stampa perché si accordano ai nostri pregiudizi ed al nostro senso di superiorità e soprattutto ci indignamo (non capisco come mai) immensamente se ci si dice che siamo razzisti, negando l’evidenza e reagendo come se ci avessero chiamati ‘appestati’ invece di riflettere sul nostro sistema di pensiero. Per fortuna tra qualche generazione le famiglie miste supereranno la soglia limite e non se ne parlerà più, non ci saranno più famiglie ‘non contaminate’ esattamente come è successo tra le regioni d’Italia. Ci penserà quindi madre natura a spazzare via queste chiusure mentali. Anche io sto contribuendo 🙂

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