Diario di un'italiana d'Africa

Coppie miste. Immigrazione. Islam…effetti collaterali!

Archivi per il mese di “ottobre, 2012”

L’amore nero non è per tutte.

Le donne. Anime sensibili eppure indistruttibili. Fragili e tenaci. Quel mondo che si portano dentro è parallelo e violentemente più ricco di quello reale che gira intorno. Così sciocche a volte. Tanto superficiali e opportuniste molte altre. Quelle donne che scelgono di avere un partner africano sono una categoria ben distinta dalle altre. Ho visto donne innamorarsi di africani malintenzionati e stupidi, ho visto donne cercare la realizzazione personale scegliendo un amore difficile e controcorrente, ho visto donne italiane africanizzarsi restando tristemente e inconsapevolmente troppo italiane, ho visto veli musulmani indossati senza convinzione e cognizione, ho visto la soddisfazione nell’affermare di aver cambiato religione senza aver mai conosciuto la propria. Ho visto donne piangere. Ho visto amori senza amore. Ho visto il dolore, la delusione, le accuse verso qualcuno che non ha saputo dare un amore e una vita che l’altro non ha saputo chiedere. La confusione tra passione e amore, fedeltà e libertà. Ho sentito l’amaro quando la fine di una storia è stata riassunta come incompatibilità culturale e religiosa. Ho visto donne avere come unico interesse gli interessi dell’altro. Ho visto donne vuote riempirsi della cultura del compagno. Ho ascoltato l’amore per una terra difficile come l’Africa, un amore incondizionato perciò inutile, sterile e destinato a morire. La passione di un attimo non è sinonimo di amore e dedizione. C’è una grande differenza tra quelle donne che amano l’Africa e gli africani per sfidare il mondo e quelle che li amano inconsapevoli di doverlo sfidare quel mondo. Può sembrare brutale ma sento di poter affermare che non tutte le donne possono permettersi di innamorarsi di un africano, davvero. Fino in fondo. Fino a quello strato profondo dell’anima dove non si riesce più a distinguere il colore della pelle. Altrettanto vale per un uomo africano, pochi sono in grado di avere un rapporto duraturo con una donna bianca, anzi italiana. Siamo molto diversi, le priorità delle nostre vite agli opposti, la pazienza pressoché nulla. La donna italiana ha raggiunto la sua massima emancipazione convincendosi di essere libera nel momento in cui le è permesso fare tutto ciò che l’uomo fa, si sente forte quando dice tra i denti che è libera. Purtroppo ogni volta che abbiamo bisogno di affermare una condizione è perché non possiamo riscontrarne l’esistenza reale. Non ci piace scendere a compromessi, non ci piace la donna geisha ma cerchiamo il principe azzurro, entrambi prototipi del maschilismo che tanto diciamo di odiare. Non credo alle storie senza interrogativi, senza dubbi, alla felicità del momento. Non mi piacciono quelle donne che piangono per la fine di quelle storie palesemente fondate sul niente, mi fanno solo rabbia. La cattiva gestione dei loro sentimenti le autorizza persino a scagliarsi verso l’Africa e le sue tradizioni, verso l’Islam e la sua presunta arretratezza. Certe donne non hanno capito che se un uomo è stupido e inaffidabile lo è a prescindere dal suo colore, molte donne non riescono a capire quando c’è una possibilità di incontro e quando la strada è sbarrata salvo poi insultare, accusare e rivoltarsi contro quegli uomini che ha voluto sperimentare ad ogni costo. Certe donne sono destinate al caos sentimentale. Non si conoscono e non hanno nessuna idea di come si possa conoscere qualcun altro. E’ un’emozione, la loro, che sale e si consuma lasciando dietro solo amarezze. Desistere al momento giusto denota grande intelligenza. Dimostriamo di averne a sufficienza.

Anche i negri bevono caffè.

L’Italia non è un paese per stranieri. In effetti neanche per vecchi. A pensarci bene neanche i giovani ci stanno molto bene. In realtà si ribellano anche insegnanti, operai e studenti.

Non posso e non ritengo opportuno addentrarmi nel merito delle scelte politiche quanto a welfare e flussi migratori. Una cosa è certa: nessun rappresentante politico oggi è in grado di proporsi come guida riconosciuta e affidabile, tanto meno come esempio di rigore, legalità e buon senso. Se ci fosse un segnale dall’alto forse non saremmo tutti costretti ad abbandonarci a idee inconcludenti e istinti primordiali privi di quella razionalità minima che dovrebbe renderci migliori delle bestie. Se non fossimo in balia di una cultura vecchia e fallimentare radicata al qui ed ora, senza prospettive di tempo e spazio, se solo fossimo meno guardinghi e più recettivi. Se solo fossimo diversi. Sarebbe così facile essere migliori.

Se fossimo abituati a non considerarci la regola, la normalità. Noi bianchi. Noi italiani. Noi cattolici. Noi democratici. Se non siamo noi è solo altro. Diverso da noi, diverso e basta. Un popolo insoddisfatto o si ribella o finirà solo per cercare un capro espiatorio. Purtroppo gli italiani sembrano eccessivamente pigri per alzarsi, ribellarsi, ragionare. Tanti discorsi, certo. Nient’altro.

In effetti siamo brava gente, non ci piace fare del male a nessuno. Solo a quelli che lo meritano. E qui tutto diventa relativo. Questi stranieri che continuano ad arrivare nel nostro paese…noi non siamo razzisti però…effettivamente cosa vogliono? Chi sono? Dove pensano di andare a lavorare? Chi non sa dare la risposta giusta a queste domande non ha neanche il diritto di porsi certi interrogativi, non ha coscienza del mondo in cui vive, non ha compreso il sistema perverso che ci sta ingoiando inermi. Tralasciando le politiche migratorie vergognosamente fallimentari di questi anni, tralasciando la questione ridicola del velo che non è burqa, dei musulmani che non sono talebani, degli africani che sono neri e non negri…io mi chiedo solo: perché abbiamo bisogno sempre di incasellare eventi e soprattutto persone nei luoghi sicuri delle nostre menti? Non ci accorgiamo che sbagliamo sempre posto? Non riusciamo più a trovare niente e niente è dove lo avevamo lasciato. In effetti mi sto illudendo se con poche parole spero di migliorare l’ordine mentale degli abitanti di una città come Tivoli, per esempio. Una città in cui essere nero non è facile. Una città in cui la semplicità dei valori ci fa ritenere che non ne esistano altri se non i nostri. Una città in cui un uomo di colore a passeggio con i figli piccoli si avvicina all’entrata di un negozio per seguire i primi passi incerti del suo piccolo e dall’interno gli viene gridato: “Non ho niente! Non ho moneta!”. Cosa altro potrebbe fare in un negozio un uomo di colore? E perché questo stesso uomo se la prende tanto se camminando in piazza una voce si alza all’interno di una scolaresca di dodicenni in gita: “ Negro! Negro?”. Perché quando vuole regalare il suo ticket del parcheggio non ancora scaduto ad una giovane donna questa si rivolge in malo modo convinta di essere alle prese con il solito poveraccio che chiede elemosina? Perché entrando in un ufficio del comune dopo aver seguito le indicazioni di un impiegato si trova faccia a faccia con un secondo impiegato che imprecando ad alta voce lo insulta intimandogli di uscire immediatamente? Loro stanno parlando, come si è permesso di entrare? Perché non riesce a sottrarsi agli sguardi indagatori? Perché cercando casa non può aspirare ad una sistemazione dignitosa ma viene platealmente privato della scelta libera riservata a tutti gli altri? Tanto questi stranieri vivono in dieci in una stanza, rovinano l’arredamento e l’estetica dei condomini. Neanche il rito più banale e diffuso in Italia riesce a passare inosservato a Tivoli se il protagonista è un uomo di colore. Sorseggiando il suo caffè, al bar, da solo, qualcuno si sente autorizzato a fare la sua battutina all’italiana:” Adesso anche i negri bevono caffè?!?”. Perché siamo così disinibiti verso gli stranieri e tanto spudoratamente riverenti verso italiani che non meriterebbero neanche di essere chiamati tali? E’ la nostra debolezza, la nostra vergogna, l’incapacità di dare alle cose e alle persone il giusto valore. Quel brutto morbo detto pigrizia mentale, quello che non ci permette di rimetterci in discussione e rivalutarci in funzione e in rapporto agli altri.

So che qualcuno penserà che sia superfluo e inopportuno preoccuparsi di certe questioni in un momento così difficile per gli italiani. Già. Ma quest’uomo è italiano. Se anche non lo fosse poco cambierebbe. Non bisogna legiferare limitandosi all’idea del mondo che custodiamo nella mente e nei ricordi ma semplicemente guardandoci intorno. Il mondo è cambiato, anche l’Italia. Prima o poi toccherà anche a noi farlo. Basterebbe confrontarci con le nostre paure, informarci di più, considerare scontate meno cose. Convincerci che fuori di qui anche noi siamo “altro”. Non ci piacerebbe essere ospitati da noi stessi.

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