Diario di un'italiana d'Africa

Coppie miste. Immigrazione. Islam…effetti collaterali!

Un altro straniero è possibile

Che sdegno. Che vergogna per tutti quegli italiani che razzisti non sono. Quanta commozione dopo la notizia dell’uccisione dei due senegalesi a Firenze. Facebook era tutto un commemorare,  un ‘indignazione continua verso i razzisti, i fascisti e chiunque altro non manifestasse il suo amore incondizionato verso tutti i neri del mondo. Manifestazioni di solidarietà verso il popolo senegalese, politici riversati in piazza, destra e sinistra tutti d’accordo. Quanto ridicoli siamo stati, quanto facilmente ci facciamo trascinare dall’emozione. La solita brava gente italiana. Oggi non se ne parla più ed è giusto, si va avanti, si dimentica e non potrebbe essere altrimenti, non c’è tempo e non c’è spazio nella nostra memoria per ricordare tutte le ingiustizie che accadono  incessantemente ogni giorno, in ogni luogo del mondo. La notizia va data e va dato anche il tempo a noi fruitori di riflettere, senza essere bombardati, influenzati e spinti da immagini e lacrime a seguire un sentiero ovvio solo in quel momento.  La colpa è solo di chi ha premuto il grilletto? Ovvio che no. È anche mia. E di tutti voi. Perché abbiamo accettato il razzismo, la xenofobia e l’insofferenza verso i neri come un mero diritto a pensarla diversamente, come se fosse la scelta ragionata di associarsi ad un gruppo politico. Gira su facebook: “Il razzismo non è un’opinione, è un delitto”. A quanto pare abbiamo bisogno che qualcuno ce lo ricordi. Non siamo liberi di scegliere chi odiare, non abbiamo il diritto di discriminare. È questa l’unica dittatura possibile, l’obbligo per tutti di ignorare colore e provenienza dei nostri vicini. Lo dico anche e soprattutto a chi si ostina ad amare l’Africa, gli africani e gli stranieri come se fossero tutti martiri e santi del paradiso. Voglio essere libera di odiare e amare i neri, i bianchi e tutto il resto dei colori allo stesso modo. Ciò che di più mi ha fatto riflettere e contrariare è stato vedere, in quei giorni della tragedia di Firenze, tante e anche troppe trasmissioni televisive che trattavano il caso del momento:  tutte avevano un ospite senegalese, sociologi e mediatori  senegalesi, studiosi e persone comuni e tutti parlavano un perfetto italiano, vestivano bene ed esprimevano concetti originali e condivisibili. Allora esistono? Allora anche gli africani studiano? Anche loro sanno coniugare i verbi italiani? Anche loro hanno una vita quotidiana dividendosi tra famiglia e lavoro? Ignoravo la loro esistenza. Io, cittadina italiana che guarda canali televisivi italiani e legge quotidiani italiani credevo che intorno a me ci fossero solo “vu cumprà”  vestiti male, neri provenienti da villaggi sperduti dell’Africa,  gente ignorante e senza alcuna idea della partecipazione civile. Fino a quel momento ho visto solo loro, gente povera che ha bisogno di noi, dei nostri soldi, dei nostri lavori. In questa prospettiva a molti squilibrati può venire voglia di fare un po’ di pulizia, anche io stessa forse mi sentirei un po’ oppressa e invasa se non continuassi ogni giorno a farmi altre domande, a cercare oltre lo schermo, oltre le solite immagini di circostanza. Perché  sono comparsi tutti gli altri dopo la morte dei due connazionali? Perché un sociologo senegalese non può esprimere il suo parere anche quando nessuno è stato ucciso? Perché uno straniero che vive in Italia e ha tutte le conoscenze e le capacità per esprimersi al meglio non può contribuire al dialogo sulla nostra società?  Mai come in questo momento abbiamo bisogno di altri punti di vista, nessuno può vederci meglio di chi non è “noi”. Tutto il marcio del nostro paese colpisce gli occhi di chi non vi è nato dentro, altrettanto lo splendore dell’Italia può essere valorizzato da chi non ha avuto il privilegio di goderne dalla nascita. Dare voce a qualcuno solo quando ne abbiamo bisogno per soddisfare la nostra commozione, per dire a noi stessi che siamo diversi dal mostro e poi riversarli nell’oblio è altrettanto ingiusto, razzista e degradante di un insulto gridato in faccia. Siamo ipocriti e viziati. Ci piace guardare nel dolore degli altri, succhiarne l’emozione che ci serve. Godiamo del momento, ci voltiamo e riprendiamo la nostra strada.

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Un pensiero su “Un altro straniero è possibile

  1. siamo un popolo in disfacimento.
    tante volte temiamo il diverso , ma nello stesso tempo ne siamo attratti.
    la forza di vita , di morte, di gioia vera, la dignità, la fierezza africana hanno molto da insegmare a noi vittime spesso inconsapevoli del pensiero debole… liquefatti nelle nostre relazioni .
    disebituati a pensare veramente, a attraversare i guadi della vita.

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