Diario di un'italiana d'Africa

Coppie miste. Immigrazione. Islam…effetti collaterali!

Contraddizioni africane

 

Oggi parlerò male dell’Africa. Solo chi, come me, la ama e la rispetta può criticarla.

L’Africa mi emoziona e mi fa infuriare. È una contraddizione vivente, polvere e luce, freddo e afa, ricchezza e povertà, fame e obesità. Non posso accettare passivamente che si ritrovi addosso le ingiustizie e le inquietudini dell’occidente senza prima godere dei vantaggi che ne derivano. Sta saltando delle tappe importanti. Ha a sua disposizione molti beni di consumo e di lusso che fino a pochi anni fa appartenevano quasi esclusivamente al mondo occidentale ma non ci è arrivata attraverso una sana e lenta evoluzione della società e delle abitudini. Io non capisco. E forse è solo un mio problema, ma vorrei arrivare ad una spiegazione accettabile, logica, razionale che tenti, in qualche modo, di giustificare il ritardo e tutto ciò che ne consegue. Io non posso accettare di essere circondata, nel cuore dell’Africa, da pubblicità ostinate e spudorate di quegli stessi marchi che in Occidente subiscono campagne di boicottaggio, campagne che tentano di tutelare i diritti anche di quegli stessi africani che bramano quei prodotti. L’Africa ha fame ma beve coca cola, ovunque. I bambini sono denutriti ma la Nestlè spadroneggia laggiù. Mentre si cerca di combattere l’obesità anche nei paesi in via di sviluppo, in certe zone africane nessuno concepisce un piatto di riso senza l’uso di un dado Maggi. L’ ultima volta che sono stata in Africa ho visto giovani, adulti e anziani muniti di ogni sorta di telefono cellulare di ultima generazione, il mio è stato oggetto di scherno poiché ho ritenuto sufficiente che avesse la funzione principale di telefonare. Le donne sono bellissime e curatissime ma anche facile preda di superstizioni e vittime dell’apparenza.  Non lo accetto. Non posso accettarlo se quelle stesse persone hanno difficoltà ad assicurare il piatto quotidiano a tutta la famiglia. Non accetto che si aspetti ancora, pazientemente e passivamente l’aiuto del familiare all’estero. Noi sappiamo bene cosa sono spesso costretti a subire certi immigrati in Europa e in Italia ma purtroppo in Africa loro sono i salvatori, ricchi e affermati. Bugie. La colpa è di molti immigrati che al loro ritorno in patria si ostinano a incentivare le convinzioni errate, ostentano una ricchezza inesistente. Tanto che al loro ritorno in Italia chiedono prestiti ad amici e conoscenti solo per la semplice sopravvivenza quotidiana. Lo so, non vogliamo saperle queste cose. Non è sempre così. Non è solo questo. Le tradizioni non vanno rinnegate e attaccate a priori. È chiaro che mi sto riferendo ad una certa parte della popolazione che riesce, almeno limitatamente, a gestire la propria esistenza. La vera fame, la vera povertà non ha scelta, non decide del proprio futuro. Ebbene. Chi fa la differenza se non coloro che hanno scelta?Chi ha in mano il destino dell’Africa? Come mai un continente eccezionalmente ricco non riesce a sfruttare le proprie risorse ai fini della propria sopravvivenza? Molte cose sono cambiate, molte si stanno evolvendo positivamente. La colonizzazione è superata. Sulla carta. Le contraddizioni restano, le ingiustizie resistono, la corruzione è ancora un elemento diffuso nelle maggiori istituzioni. Il continente sta crescendo. Lo sanno tutti. Per me non abbastanza. Non nel verso giusto. Non mi piace la spudoratezza con cui si imita il consumismo occidentale, l’assuefazione all’apparenza con l’affievolimento di quei valori che fanno grande e unica l’Africa. Non concepisco l’ostinazione di certi giovani che rincorrono l’emigrazione in Europa, assaporando la ricchezza (alquanto evanescente…) dei nostri paesi. Facile parlare per noi che siamo qui, certo. Gli italiani, tra l’altro, sono il popolo che ha avuto uno degli esodi più massicci della storia. Facile suggerire ai giovani africani di restare piuttosto che fuggire, almeno di tornare appena possibile. Non per alleggerire le società europee ma per sostenere i loro paesi, aiutarne la crescita attraverso le loro esperienze, sfruttare al massimo l’energia e le potenzialità di cui sono dotati per aiutare le società e la politica africana attraverso volti e obiettivi nuovi. La mia potrebbe sembrare una campagna leghista, non lo è. Sono la passione e la ragione che dentro di me si sono unite per sostenere che l’Africa non ha bisogno di imitarci, di rincorrerci, di consumare senza riflettere. Solo di crescere. Ribellarsi quando ce n’è bisogno, allontanarsi dalle false politiche di tanta parte dell’occidente, lo sforzo è sovrumano ma necessario. L’Africa ha avuto bisogno d’aiuto ma questo aiuto lo sta pagando troppo caro. Non può più chiamarsi tale, è solo una nuova, impercettibile forma di colonizzazione. Senza armi, senza catene. Solo neon luminosi. E slogan.

 

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2 pensieri su “Contraddizioni africane

  1. Giovanna in ha detto:

    A volte può essere rassicurante leggere sul Blog di un’altra persona ciò che tu stessa hai parimenti e in più occasioni formulato. Dico “rassicurante” perché non appaga mai criticare e spesso ci fa sentire persino colpevoli. Sebbene, come diceva Mahatma Gandhi, “Acquistiamo il diritto di criticare severamente una persona solo quando siamo riusciti a convincerla del nostro affetto e della lealtà del nostro giudizio…” ed io, come te, questa Africa la amo sinceramente.

    • Cara Giovanna,
      sono felice di essere riuscita a trasmettere ciò che penso. Purtroppo spesso il buonismo più osceno prende il sopravvento. Amare l?africa non vuol dire amarne l’idea che abbiamo creato nel nostro immaginario…quella terra è cruda, meravigliosa e penetrante. Bisogna essere onesti con se stessi e con lei…
      Grazie a te

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